Via Clotz tra Nimis e Tarcento

Sulle colline tra Nimis e Tarcento, in Borgo Clotz, c’è solo un protagonista: il mitico Ramandolo.

Sì, proprio quello che papa Gregorio XII volle assolutamente nella lista dei vini per il Concilio del 1409. Il Ramandolo, “raggio liquido di sole“, “prodigiosa e impensata sinfonia di gusti e profumi”, come veniva definito.

È noto che nel XIV secolo gli addetti ai lavori di riparazione del castello di Coja, nelle vicinanze di Tarcento, si preoccuparono, prima di ogni altra cosa, di reimpiantare importanti filari di “… uva dolce et dorata come lo sole”.

Il giureconsulto e poeta Cornelio Frangipane, nel 1564, descrisse la natura del luogo “… dagli aspri monti degradando si scende in verdi colli piantati di vigna che fanno preciosi vini dorati et dolci”. Una carta geografica postuma ne indica i dolci pendii dove erano impiantati i noti vigneti, chiamati ronchi in quanto ottenuti dal disboscamento.

Allora il vino che si produceva veniva messo in piccole botti di rovere o castagno — prodotte in loco — divenendo merce preziosa diretta verso nord.
James Joyce, nell’Ulisse fa dei precisi riferimenti al Ramandolo scrivendo di buona lena a proposito del “pigiare nel tino grappoli d’oro”.

Un portento, signori miei.

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