A Marco Terenzio Varrone (Rieti, 116 a.C. – Roma, 27 a.C.) e a Lucio Giunio Moderato Columella (sec. 1º d. C.) si possono attribuire i primi trattati di scienza agronomica che inquadrano la viticoltura da un punto di vista tecnologico (anche se lo stesso taglio è parzialmente ravvisabile in diversi altri autori come Virgilio e Plinio il Vecchio).
A Varrone si deve riconoscere il modello teorico della villa perfecta, evoluzione dell’eredità catoniana, che illustra l’avanzamento quali-quantitativo e logistico-organizzativo della villa rustica romana del I sec. a.C.. Nel suo Res rusticae inizia considerando che quello del vino è un settore in cui i costi spesso finiscono per superare i profitti e procede facendo notare che i costi più o meno alti spesso dipendono dal metodo di piantamento prescelto.
Columella, invece, pone la vite al centro dell’interesse produttivo: “… io voglio trattare della vite prima di tutti… per la facilità con cui risponde alle cure dei mortali, in ogni regione e in qualunque clima… prospera in pianura come in collina… nella terra forte… in quella soffice e persino, spesso, in quella sterile.”
Columella consiglia di scegliere per i vigneti terreni caldi invece che freddi, asciutti invece che umidi e sciolti invece che compatti. E diversamente dal mantovano Virgilio raccomanda che nei climi caldi il vigneto sia esposto a est e in quelli più freddi a sud.